ZEBRE A POIS
 

Le canzoni di Lelio Luttazzi, non sempre giustamente valutate, rivisitate da sette jazzisti di alto livello, con arrangiamenti nuovi, hanno dato origine a questo gruppo. Nato come quartetto femminile anche a cappella, il gruppo de Le Zebre a Pois, che si avvale soprattutto degli arrangiamenti di Donatella Luttazzi e della pianista Cinzia Gizzi, ma che ha anche arrangiamenti del Maestro, e di altri arrangiatori, riveste la canzone d’autore in genere, di swing, ironia e piacevolezza.

Donatella Luttazzi, Simona Bedini, Sonia Cannizzo e Giovanna Bosco.

Quattro soliste con una grossa esperienza vocale alle spalle, offrono la loro arte ai maggiori autori italiani e non solo, nel loro tipico stile che contiene soprattutto swing, ma che a tratti non ignora un passato in cui dominavano polifonia e contrappunto. Ricordate il vocalese? Beh, questo gruppo ha inventato un vocalese molto particolare.

Le Zebre a Pois fanno un concerto/spettacolo molto divertente e coinvolgente.

Il settetto ha debuttato all’Alexanderplatz di Roma il 22 ottobre 2002. Si è esibito anche al Bebop di Roma, al Cotton Club di Roma, alla rassegna del FontanonEstate, al Gregory's, alla Rassegna Porsche Live Le Notti a Roma e a Padova, a RADIO 3 ne "La Stanza della Musica", a Radio International, a Radio Vaticana, al Marechiaro Jazz Festival di Napoli, alla rassegna “Donne in Jazz” a Ortona, a Gallipoli, con la direzione artistica di Silvano Colloca, al Fellini a Roma.

Un estratto del Giovanotto Matto cantato dalle Zebre a Pois è stato anche inserito nel DVD di Pupi Avati dal titolo “Il Giovanotto Matto”, che riguarda la biografia di Lelio.

Per la bio delle singole Zebre, clicca FORMAZIONE dal sito www.zebreapois.it

Nate appunto come omaggio della figlia Donatella al Maestro Luttazzi, Le Zebre a Pois vogliono presentare ai giovani di oggi e ricordare ai giovani di ieri la canzone jazzistica anni 40 e 50, ma anche il passaggio a quella canzone anni 60 che ha rappresentato il mondo televisivo di quei tempi: Studio Uno, Teatro 10, Giardino d’Inverno, ecc., in cui Mina, Luttazzi e molti altri sono stati protagonisti di trasmissioni di grande classe.Il repertorio si è esteso ultimamente a pezzi anni 60.

Per esempio, hanno inserito un pezzo divertentissimo e molto amaro, che Lelio ha scritto assieme a Walter Chiari: “L’Ottimista”, in cui Luttazzi si fingeva un ragioniere che nonostante la paga bassissima e un figlio con la testa che pesa 52 chili, è contento.. “ché la vita è bella”.. un personaggio un po’ alla Villaggio, con il sarcasmo tipico di quegli anni, che si respirava anche nei film dell’epoca. E poi i duetti con Mina e con la Vartan, che Donatella ha adattato al quartetto vocale.

Quindi, oltre al repertorio di Lelio, le Zebre hanno deciso di inserire classici di Mina come “Cubetti di Ghiaccio”,

un cha-cha-cha, “Sabato Notte”, di Bruno Canfora, sigla di Studio 1, “Le Mille Bolle Blu”, del grande Carlo Alberto Rossi, “La Notte” di Reverberi, e persino classici di Iannacci o Conte. Nel repertorio swing straniero, invece, c’è uno splendido arrangiamento del Maestro Gianfranco Lombardi di “Li’l Darlin”, il famoso pezzo di Neal Hefti, che il Maestro ha scritto appositamente per le Zebre, e poi “It don’t Mean a Thing.. if it ain’t got that swing”, il capolavoro di Duke Ellington, oltre a “C’est Si Bon”, del grande Charles Trenet. E queste sono solo alcune canzoni del loro vasto repertorio.

Accompagnate dal pianoforte di Cinzia Gizzi e dalla migliore ritmica che ci sia a disposizione (Gianni Di Renzo, Nicola Angelucci, Gigi Rossi, Stefano Nunzi, Pino Sallusti) le Zebre si divertono a lasciare molto spazio al trio che le accompagna, che  volutamente non è un trio che ha scelto lo stile new-orleans, o lo stile swing come proprio, e che per questo ogni tanto “sconfina” nel bebop, creando a volte una strana crasi tra la song in stile tradizionale, e il modo di suonarla. C’è anche qualche canzone comica di Donatella, che le Zebre affrontano con grande umorismo.

GLI ARRANGIAMENTI VOCALI

Il divertimento/sfida di Donatella è stato proprio quello di rivestire di jazz le canzoni di Lelio nate proprio come canzoni. In questo caso gli arrangiamenti sono abbastanza complessi e mettono in risalto le belle armonie dei pezzi, e la bravura delle cantanti, con momenti “a cappella” e momenti di nostalgie di antiche polifonie e contrappunti. Il suo piacere è stato riprendere in mano pezzi suonati o cantati troppe poche volte (“Troppo Tardi”, o “Sentimentale”, del padre) o addirittura pezzi che lei non aveva mai sentito, anche di altri, come ad esempio, di Carlo Alberto Rossi “La vacanza è finita”, o “Everyday Everynight..”, di cui ha scritto lei stessa le parole, oppure Olha Maria, di Jobim e Chico Barque de Hollanda.

Altre volte invece predomina il solismo, e l’arrangiamento è semplice, con meno armonizzazioni, al massimo qualche background, per permettere al pubblico di gustare la canzone un po’ per com’era stata scritta per il, o la solista.

Cinzia Gizzi ha arrangiato sapientemente molti pezzi, ai quali Donatella ha aggiunto la parte vocale.

Donatella si è avvalsa della collaborazione di Giuppi Paone, di Guido Cenciarelli, di Gianfranco Lombardi, e dello stesso Luttazzi, pungolato a scrivere per le Zebre nell’arco di tempo che è andato dai suoi 80 – 83 anni. I tre arrangiamenti che Lelio ha scritto per la figlia sono: “Il Giovanotto Matto”, “Vecchia America” e “Souvenir d’Italie”.

Donatella ha scritto rispettando al massimo la poetica del compositore, cosa che cerca di fare sempre quando “adatta” canzoni di altri, considerando importante non alterare l’idea originaria con troppe riarmonizzazioni, per esempio.

Lei stessa scrive canzoni comiche/umoristiche, che come sarcasmo sono vicine a quelle di suo padre. “Orango Tango”, per esempio, la storia di un amore tra una donna in età avanzata e un Orango, finisce con lei che sposa un uomo “normale”, ma poi si annoia a morte e va regolarmente a trovare il suo antico amore tenendogli la mano tra le sbarre della gabbia.

Quindi oltre all’amore per il jazz, l’elemento predominante è stato sempre l’ironia e l’umorismo, lo stesso umorismo che ha contraddistinto lo stile e la personalità di Lelio, e che Donatella sa di avere ricevuto come eredità genetica e spirituale.